La Locanda delle Storie Erranti
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Titolo:  E l'oceano era il nostro cielo | Autore: Patrick Ness | Pagine: 160 p., ill.| Anno edizione: 2019 | Editore: Mondadori| Formato: rilegato/ebook | Prezzo di copertina: 16,00 € (rilegato)

Sono sorpreso quanto voi che lo state leggendo, nello scrivere questo post. È passato tanto, troppo tempo dall'ultimo post nel quale - che ironia - avevo scritto di essere tornato. Ormai chi mi segue dagli inizi conosce la mia amica Costanza, con la quale non vado molto d'accordo. Anche se il problema non era Lei, ma qualcos'altro a cui non so ancora dare un nome. Sono stati mesi strani, alcuni più difficili di altri, ma tutti collegati da questa Cosa Senza Nome che ogni tanto mi spaventava. Ma non è questo né il momento né il luogo per parlarne, quindi direi di passare direttamente alla recensione di questa magnifica storia che, per fortuna, mi ha destato da una dormienza durata fin troppo. 
Piuttosto, voi come state? 








TRAMA: Chiamatela Bathsheba. Perché è una balena, ed è diversa da tutte le altre: lei è predestinata. Fin da piccola ha saputo che sarebbe diventata una cacciatrice, nell'interminabile guerra delle balene contro gli uomini, tra i quali il più temibile è un mostro a metà tra mito e leggenda, lo spaventoso Toby Wick. Secondo molti, lui è il diavolo in persona, ma nessuno sa dire se esista davvero. Guidata dalla temeraria capitana Alexandra, Bathsheba è sulle sue tracce. Lo cercano, vagando da un oceano all'altro. Lo vogliono, per portare a compimento la profezia. Trovarlo sarà l'unico modo per cambiare per sempre il mondo. 




È stata una lettura strana, quella di questo libro. Forse è meglio dire particolare. Ma chi conosce Ness non ne sarà affatto sorpreso. 

Perché i demoni ci sono nelle profondità, ma ben peggiori sono quelli che creiamo noi.

Questa è la storia di Batsheba, una balena che vive in un mondo dove la realtà è ribaltata - almeno dal nostro punto di vista-, dove l'oceano è il loro cielo; un mondo dominato dalle balene, che però è collegato al nostro, dove al contrario è dominato dagli uomini. E, come in tutti i mondi, entrambi dominati dalla guerra. Una guerra che perdura da tempo immemore, dove persino la memoria collettiva ne ha dimenticato la nascita. In questa realtà non sono solo gli uomini a cacciare le balene, ma anche le balene combattono e cacciano gli uomini, in uno scontro sanguinario e letale dove, come in ogni guerra, le perdite rimangono indelebili sulla pelle. Ed è in questo scenario sanguinoso che la nostra protagonista dovrà muoversi, insieme alla sua capitana e ad altre compagne, per trovare Toby Wick, una leggenda, un mito, tessuto però alla cruda realtà. 

Non ho mai letto Moby Dick, non mi ha mai ispirato, ma quando seppi dell'uscita di questo libro non potei fare a meno di innamorarmene, ancor prima di averlo letto. Ma forse è anche questo il potere dei libri - o delle operazioni di marketing. Ad ogni modo, come credo sia ovvio, questo è un retelling del famosissimo Moby Dick, in una chiave però fiabesca - ma non per questo esente dall'essere cruda e reale -, scritta magnificamente da uno degli autori più bravi del nostro secolo.

Mi lasciai andare a un lieve canto di dolore, un lamento funebre per la balenottera, per questo branco massacrato, per me stessa e per tutti noi in questa guerra eterna. Le parole delle balene sono lunghe e lente, si spostano per miglia e miglia come una corrente. Non c'è pari, in questo universo e in nessun altro, con questa espressione di dolore.



Chi mi segue e mi conosce sa quanto io ami la narrativa per ragazzi, e quanto mi batto per far capire che, spesso, dietro questo genere ci sia un mondo intero da scoprire. Questo romanzo ne è solo l'ennesima prova del fatto che la narrativa per ragazzi deve essere conosciuta e letta anche da un pubblico adulto, perché esistono sottotesti, chiavi di lettura e metafore a volte complesse che la mente di un ragazzino non può capire, ma allo stesso tempo con un linguaggio adatto a loro si fa recepire loro il messaggio che il libro vuole trasmettere. E questo libro ci è riuscito perfettamente, almeno con me. La storia di Batsheba è una lunga, potente e meravigliosa metafora sul potere, la guerra e i suoi inevitabili errori - ed orrori - e sofferenze. Ad accompagnare questa storia sono le pagine interamente illustrate da Rovina Cai, un'illustratrice talentuosa che con pochi colori freddi come il blu scuro, il nero, il bianco e il grigio e con qualche accenno di rosso per il sangue, riesce a creare tavole potentissime, da lasciare spesso senza fiato. L'uso dei colori freddi è stata una scelta secondo me perfetta per questo tipo di storia, cupa e poetica. 
Inutile dirvi che nella parte finale i miei condotti lacrimali mi hanno costretto a versare qualche lacrima, ma questo è da mettere in conto se mai decideste di leggerlo.

E per un momento nell'oceano non ci fu altro che oscurità. Eravamo soli. Persino con noi stessi. E con i demoni, qualunque cosa fossero, che si aggiravano non visti.

La bravura di Ness è innegabile, e attraverso il suo stile evocativo e poetico, vi trascinerà giù - o forse è meglio dire su -, nell'oceano più profondo e nascosto, dove persino l'oscurità si sentirebbe sola. E ne riemergerete forse rattristati, forse inappagati, forse distrutti, ma certamente cambiati. 




A presto, Viandanti








Buon pomeriggio Viandanti e buon venerdì. Come state?  Io sono stato un po' malaticcio, ma ringraziando il cielo ho un sistema immunitario militaresco che sta già provvedendo a farmi stare meglio, infatti ora ho solo un po' di tosse. Complice del misfatto sono stati gli sbalzi di temperatura da dentro l'università, dove faceva freddissimo, e fuori, dove invece faceva caldissimo. Insomma, l'ultimo esame di questa sessione doveva infierire ancora un po' su di me. Ma nonostante tutto ce l'ho fatta, me lo sono tolto dai piedi e anche con un voto molto più alto di quanto mi aspettassi. Mi sento sollevato, ora finalmente posso tornare - Costanza permettendo - ai vecchi ritmi. 

Mi è mancato tornare a scrivere sul blog. Quest'estate non sono stato del tutto assente, un paio di recensioni le ho pubblicate, però mi mancava tornare, se capite cosa intendo. E spero che questo sia un nuovo inizio, proprio come settembre promette. Non dico che tornerò a scrivere quanto prima - non che prima aggiornassi il blog costantemente - ma cercherò di essere il più presente possibile, ovviamente nei limiti degli impegni vari e soprattutto seguendo i miei ritmi, come ho già avuto modo di dirvi. 
Ad ogni modo, penso che questa pausa estiva del blog sarà d'ora in poi una costante. La sessione estiva mi porta via molto tempo, ed essendo nella stagione che più odio, potete capire che il connubio non sia dei più positivi. A questo aggiungiamoci che molte persone nei mesi estivi hanno ritmi diversi, e con la bella stagione (modo di dire con cui non mi sento di concordare) si ha meno tempo e meno voglia di stare davanti al pc o al cellulare per leggere. Insomma, tutto questo per dirvi che nei mesi estivi il blog subirà un rallentamento più sostanzioso rispetto al resto dell'anno, o almeno, questo è quello che mi sono programmato, per la realizzazione bisognerà aspettare e vedere. 

Come al solito mi sono perso, in realtà questo post era per raccontarvi di cosa è successo in questi mesi di quasi assenza. Non che sia successo chissà che, anzi. La mia estate è stata perlopiù all'insegna dello studio per gli esami e la lettura ha rallentato di molto i ritmi, complice anche il caldo infernale che mi spossa anche l'anima. Sono comunque riuscito a fare dei brevi break di qualche giorno qua e là, un po' in montagna e un po' al lago e una piccola vacanza di qualche giorno dove sono andato a visitare alcuni castelli del parmense, la quale mi serviva a staccare un attimo da tutto. 

Forse vi sarete accorti del cambiamento estetico del blog - o forse no -, ma si sa, no? Alle scale ai i blog piace cambiare. Come forse avrete notato, non ci sono stati grossi cambiamenti, anche perché la base mi soddisfava, ho solo voluto fare qualche piccolo aggiustamento per renderlo meglio fruibile da mobile, e visto che Tinypic ci ha abbandonati dopo anni di fedele servizio sballandomi alcune cose del template, ho voluto prendere la palla al balzo e approfittarne per fare degli aggiustamenti che spero gradirete.
Ho più volte detto che non amo definire me stesso, figuriamoci un blog. E questo continuo mutare si riflette ovviamente anche nella mia vita a trecentosessanta gradi, blog compreso. 
Spero di riprendere in mano anche le varie rubriche, anche se non vi assicuro niente - sopratutto per gli aggiornamenti del mercoledì di cui mi dimentico sempre -, ma vi assicuro che ci proverò. Inoltre, come ho già detto in un altro post, non recensirò più tutto ciò che leggo, ma farò ovviamente una cernita, soprattutto se un libro non mi è piaciuto, a meno che non si tratti di una collaborazione. Certo da un punto di vista diverso questo potrebbe essere un punto a sfavore, ma credo che sia meglio adoperare il tempo che posso spendere sul blog parlandovi di libri che mi hanno dato in qualche modo qualcosa, o che mi hanno colpito, piuttosto che di libri che non mi hanno dato assolutamente nulla. 

Beh, credo che per ora sia tutto, non mi resta che salutarvi e sperare di ritrovarci presto qui alla Locanda.

A presto, Viandanti. 



Titolo:  Jefferson. Lo spinoso caso del detective più ricercato del paese | Autore: Jean-Claude Mourlevat | Pagine: 222 p. | Anno edizione: 2019 | Editore: Rizzoli | Formato: rilegato/ebook | Prezzo di copertina: 15,00 € (rilegato)


Buon pomeriggio, Viandanti! Come state? Agosto è arrivato, questo vuol dire che manca un solo mese a settembre e conseguentemente alla fine di questa tremenda stagione. Devo solo resistere ancora un po'. Voi come state passando o passerete questo mese? Vacanza o casa? In ogni caso, cercate di rilassarvi. Io niente vacanze quest'anno, solo una breve fuga a Parma di qualche giorno e poi si ritornerà sui libri per l'ultimo esame di settembre...
Ad ogni modo, questa recensione sarà l'ultima prima della pausa di agosto, dopodiché di rileggiamo ai primi di settembre. Vi lascio in bellezza con un libro dolcissimo, ma con venature amare, con un protagonista che faticherete a non amare.


     








Trama: In un luminoso mattino d'autunno, il porcospino Jefferson Bouchard esce di casa per andare a farsi sfoltire il ciuffo e incontrare, così spera, la dolce Carole. Canticchia, sentendo che tutto gli sorride mentre si avvia verso la città. Come può immaginare, quando arriva baldanzoso nel salone del signor Edgar, che la sua vita sta per ribaltarsi? Accusato di omicidio, il buon Jefferson, 72 centimetri di coraggio e paura, è proiettato in un'avventura che lo porterà fino al paese degli umani. Un giallo avvincente, a tratti feroce, ma anche pieno di tenerezza e amicizia, in cui l'autore s'interroga sul nostro rapporto con gli animali.


Quella di Jefferson è una di quelle storie che dalla copertina non ti aspetti di trovare. Una di quelle che ti sorprendono piacevolmente, regalandoti una storia divertente, dolce e ricca di riflessioni. Di certo, però, mai ti aspetteresti di trovare omicidi - o meglio, tassicidi -, rapimenti e scene piuttosto crude per il target a cui è rivolto.

Jefferson è un tenero e modesto porcospino di settantadue centimetri, che conduce una vita tranquilla fatta di libri, università e amici, la quale viene però sconvolta da un crudele tassicidio e che, per una sfortunata serie di circostanze ed eventi, porterà Jefferson a esserne accusato. La sua vita cambierà vorticosamente, in una spirale rocambolesca di eventi che, insieme ad un gruppo eterogeneo di altri animali, lo condurranno al paese dove vivono gli umani. Qui Jefferson, con l'aiuto del suo migliore amico Gilbert, vivrà una serie di avventure che lo improvviserà detective. E così, tra misteri, rapimenti e tassicidi, e con una buona dose di adrenalina e suspence, lo porterà a scoprire crude verità che metteranno in pericolo la sua stessa vita. Ma Jefferson non sarà da solo in questa avventura, e scoprirà che solidarietà e amicizia sono spesso strumenti molto più potenti di qualunque arma.

"La sola preoccupazione degli umani è come uccidere più bestie possibile in meno tempo possibile."

Credo sia ormai risaputo che i libri che hanno come protagonisti animali - soprattutto roditori - fanno sempre breccia nel mio cuore. E questo libro ne è solo l'ennesima prova. Così come è la prova che i libri per ragazzi hanno sempre un fondamento pedagogico, spesso celato, che permette di educarci senza che noi, il più delle volte, ce ne accorgiamo.
In questo breve romanzo che, grazie allo stile narrativo dell'autore - apprezzabile sia da un pubblico giovane che da uno più adulto -, divorerete, c'è in realtà molto più di quanto non sembri. Amicizia e solidarietà, ma anche atrocità e ingiustizie sono solo alcune delle tematiche affrontate in questo libro che, con uno sguardo dolce amaro, ci spinge ad interrogarci sulle nostre scelte di vita e alimentari e sul nostro rapporto con le minoranze - in questo caso gli animali - e alle conseguenze che inevitabilmente portano.

Ad accompagnare questa storia, sono le meravigliose illustrazioni in ogni capitolo, in bianco e nero e con un tratto a matita che ho apprezzato molto.

Jefferson, lo spinoso caso del detective più ricercato del paese è una storia densa di significato, che vi farà ridere ma anche commuovere e riflettere sul rapporto che noi esseri umani abbiamo con gli animali, soprattutto quelli da allevamento. E lo farà in modo discreto, delicato, ma non per questo meno efficace.


A presto, Viandanti


Titolo: Sadie | Autore: Courtney Summer | Pagine: 367 p. | Anno edizione: 2019 | Editore: Rizzoli | Formato: rilegato/ebook | Prezzo di copertina: 17,00 € (rilegato)


Buongiorno Viandanti! State sopravvivendo a questo caldo infernale? Io fatico anche a respirare, e non vedo l'ora che arrivi l'autunno. Nel caso non si fosse capito, odio questa stagione. Ma passando a cose ben più importanti, oggi vi parlo di un romanzo che mi ha sorpreso, anche se è stato doloroso leggerlo. Una storia crudelmente reale che faticherete a metabolizzare.
Bene, ora torno a cercare di sopravvivere a questa stagione. Buona lettura.


     







Trama: Quando il popolare conduttore radiofonico West McCray riceve una telefonata da una donna che lo implora di cercare Sadie Hunter, diciannove anni, scomparsa da alcuni mesi, l’uomo non è davvero convinto che quella sarà una storia da raccontare: è tristemente consapevole che di ragazze scomparse ce ne siano molte, troppe, ogni giorno. Ma quando viene a sapere che Sadie si è allontanata da casa dopo il brutale omicidio irrisolto della sorella Mattie, tredici anni, parte alla volta di Cold Creek, Colorado, per cercare di saperne di più. Sadie non ha idea che la sua storia stia per diventare il soggetto di un podcast di successo seguito da una costa all'altra degli Stati Uniti. Tutto ciò che vuole è vendetta: armata di un coltello a serramanico e del suo lacerante dolore, Sadie colleziona una serie di confusi indizi che seguono le tracce dell’uomo che è convinta abbia ucciso la sorella.Mentre West ricostruisce il viaggio di Sadie, ritrovandosi sempre più coinvolto dalla storia della ragazza e ossessionato dal pensiero di ritrovarla, un mistero inquietante comincia a prendere forma e a svelarsi. Riuscirà West a ricomporre il puzzle della verità prima che per Sadie sia troppo tardi? Alternando le puntate del podcast alla lucida voce di Sadie, che racconta in prima persona la sua caccia all'uomo, Courtney Summers ci regala una storia struggente che resta sulla pelle ben oltre la sua ultima pagina.


Non ero pronto.

Ho finito ieri sera questo romanzo e, nonostante me lo sia portato dietro per settimane, le ultime cento pagine le ho divorate, perché la curiosità era ormai troppa. Sapevo benissimo dove mi avrebbe portato questa sete di conoscenza, di voler sapere cosa è accaduto a Sadie e alla sua sorellina, Mattie, ma volevo continuare a leggere. Volevo sapere. Volevo sperare che questa storia avesse un "lieto fine" - per quanto lieto possa essere il finale di queste storie - andando contro ogni mia previsione. Ma non è stato così. E ora sono... non lo so. Svuotato? Smarrito? Deluso? Arrabbiato? Forse un po' tutto e questo e anche altro.

La storia di Sadie è una storia come tante altre, e non è per nulla di conforto. Come recita la prima pagina del romanzo, le ragazze scompaiono. È un fatto quotidiano a cui siamo familiari, oserei dire abituati. A meno che non succeda a qualcuno che conosciamo o a cui vogliamo bene. Ecco, lì le cose cambiano. Cosa siamo disposti a fare per le persone a cui vogliamo bene? Cosa siamo disposti a sacrificare in nome dell'amore? L'amore è un sentimento complesso, spesso contraddittorio e incoerente. Ci fa sentire felici come nessun'altra cosa al mondo, eppure può spingerci a compiere le azioni più crudeli. Quello che prova Sadie nei confronti della sorellina, Mattie, è un amore viscerale, mi verrebbe da dire materno. Dopotutto la madre è sempre stata poco presente, ed è scappata quando Mattie era ancora piccola. E Sadie ha dovuto prendere il suo posto.

Ammetto di essere stato lento nelle prime centocinquanta pagine del romanzo. Causa il caldo infernale di questa torrida estate, e nonostante la scrittura della Summers sia incalzante e la storia incuriosisce parecchio, personalmente mi mancava qualcosa. Successe anche con Ellie all'improvviso, dove ero arrivato a capire come finisse la storia già ai primi capitoli. E come Ellie all'improvviso, mi sembrava una storia a cui mancava qualcosa, forse proprio l'aspetto thriller. Ma, al contrario di quest'ultimo, in Sadie ho trovato una storia cruda e terribilmente reale. E, purtroppo, sfortunatamente attuale.

Ho amato la protagonista come si ama un amico. Sadie è una ragazza fragile, spezzata, tormentata. Più volte durante la lettura ho avuto l'impulso di abbracciarla e dirle: "basta così, ora si sistemerà tutto, te lo prometto" come si farebbe con un amico. Il personaggio di Sadie è infatti superbamente caratterizzato, tanto che è difficile capire se sia un personaggio fittizio o no. Possiede una fragilità tutta umana, ma anche una forza straordinaria che emerge solo quando la vita ti spezza e non c'è nessuno a darti una mano. 
Mi è piaciuta molto anche la madre di Sadie e Mattie, che ci viene dipinta attraverso occhi esterni, ma che impareremo a conoscere anche attraverso la sua stessa presenza. L'ho trovato uno dei personaggi meglio costruiti dopo Sadie, e amata quasi allo stesso modo.

Il punto forte di Sadie non è tanto la trama, che potete sviscerare con un minimo di intuito, quanto invece come viene sviluppata attraverso le voci narranti: quella di Sadie, in prima persona, caratterizzata da periodi brevi e incisivi, che ti arrivano dritti come frecce facendo spesso male; e quelle delle persone che hanno fatto parte della sua vita, per più o meno tempo, attraverso lo script di podcast di un programma radiofonico chiamato Le ragazze. Queste voci si alternano continuamente durante la lettura del romanzo, cambiando registro, stile di scrittura e addirittura font. Come è già stato detto da altre persone, sarebbe stato molto interessante avere i file audio dei podcast da ascoltare durante la lettura (ma forse a questo si può rimediare con l'audiolibro), cosa che nei paesi anglosassoni è stata fatta, infatti essi sono disponibili su ITunes. Avrebbe coinvolto maggiormente il lettore, facendolo immergere ancora di più nel romanzo.

Sadie si presenta come una storia terribilmente reale e attuale, che ci mostra ancora una volta che per trovare i mostri non bisogna andare a cercare nel cinema o nella letteratura, basta solo guardarsi intorno. Un romanzo che è di una crudezza spiazzante, e non dovuta a scene macabre, quanto piuttosto alla realtà dei sentimenti umani, con un finale dovuto, reale, ma non per questo meno doloroso. 

 
A presto, Viandanti


Titolo: Relitto | Autore: Neil O'Reilly| Pagine: 331 p. | Anno edizione: 2019 | Editore: Harper Collins | Formato: rilegato/ebook | Prezzo di copertina: 18,00 € (rilegato)


Buon pomeriggio Viandanti e buon venerdì! Allora, come state? Io sono stato parecchio assente dal mondo virtuale perché la sessione estiva mi ha davvero estenuato, e sfortunatamente non è ancora finita, lunedì ho un altro esame, dopodiché potrò godermi il meritato relax fino a metà settembre per l'ultimo esame di quest'anno. Oltre lo studio e il caldo di questa torrida estate, la lettura è stata rallentata da questo romanzo che, nonostante le aspettative, si è rivelato una vera impresa terminarlo.


     





Trama: I naufragi fanno parte della vita quotidiana nel remoto villaggio di Porthmorvoren, in Cornovaglia. E quando il mare abbandona sulla spiaggia i corpi di coloro che sono annegati, porta anche tesori: barili di liquore, frutta esotica, la possibilità di sfilare un bel paio di stivali a un cadavere, forse anche un gioiello o due. Quando, dopo una violenta tempesta nei pressi di un relitto sulla spiaggia, Mary Blight salva dal mare un uomo mezzo morto, ignora i pettegolezzi dei vicini e lo porta a casa sua per curarlo al meglio. Gideon Stone è un ministro metodista di Newlyn, e un uomo sposato. Commosso dal sacrificio di Mary e inorridito dalle superstizioni e dalle credenze pagane a cui gli abitanti del villaggio si aggrappano, Gideon si propone di portare luce e salvezza a Porthmorvoren costruendo una cappella sulla collina. Ma il villaggio ha molti segreti e non tutti i suoi abitanti vogliono essere salvati. Mentre Mary e Gideon sono sempre più legati l’uno all’altra, la gelosia, le voci e i sospetti si diffondono a macchia d’olio. Gideon ha dei demoni da affrontare, e presto i nemici di Mary iniziano a tramare contro di lei...


Avrei voluto amare questo romanzo. Sul serio. Ammetto di essere stato superficialmente attratto dalla meravigliosa copertina, aspettandomi una storia - come sostiene anche il genere del romanzo - dalle atmosfere gotiche. Sfortunatamente non è stato così, perché questo libro, di gotico, ha solo il titolo.

“Il mare si allungava fino ai confini della terra e immaginai un futuro vuoto davanti a me, un’interminabile serie di giornate trascorse a imballare sardine, fare il bucato e cucinare”

Dalla trama del libro mi aspettato la componente amorosa, ma non che questa fosse il fulcro e il motore del romanzo. Ma badate bene, non è un romance a sfondo storico. Non che ci fosse qualcosa di male se lo fosse, semplicemente non lo è, così come non è un romanzo gotico. L'unica componente reale e riuscita di questo libro è forse quella storica, si vede che l'autore ha studiato molto bene gli usi e i costumi della Cornovaglia di inizio ottocento, inserendo piacevolmente qua e là indizi di antiche usanze pagane che, da appassionato, mi ha fatto piacere notare. Ma questo è tutto.
La trama è quasi inesistente e procede - sarebbe meglio dire non procede - lentamente. In più di trecento pagine di romanzo non accade nulla di rilevante, tanto che si arriva alla fine chiedendosi dove l'autore voglia andare a parare. La storia d'amore che dovrebbe far da motore per il romanzo risulta incompleta, incoerente e banale, quasi buttata lì per caso. Il risultato è una storia lenta, prolissa, ed estremamente noiosa. Gli elementi per creare un bel romanzo gotico c'erano tutti: un villaggio nella Cornovaglia di fine Ottocento isolato dal resto del mondo, dove sopravvivono antiche credenze e usanze pagane insieme all'avanzata del Cristianesimo; una storia d'amore tormentata con protagonisti afflitti da pene tutte umane; superstizione e religione che vanno mescolandosi... Insomma, gli ingredienti c'erano, ma la riuscita è stata alquanto insipida. Non basta avere ingredienti buoni per avere un buon piatto, così come non basta avere buoni elementi per creare una buona storia, e questo romanzo ne è solo l'ennesima prova.

“Restammo seduti mentre le cime si tendevano e la vela si gonfiava, conducendoci verso il nuovo giorno sul mare mosso. A est, una sottile linea grigia all'orizzonte annunciò l'alba. Seduta con le spalle rivolte al futuro, distinsi il villaggio dove avevo passato tutta la mia vita. Era un'isola mal illuminata che galleggiava nella notte, mentre il resto del mondo non era altro che un sogno”

I personaggi sono poco delineati, se non fosse per la protagonista, fortunatamente un tantino più caratterizzata rispetto agli altri personaggi, ma comunque anonima, piatta, opaca. Il risultato di questa mancanza di caratterizzazione è il non riuscire ad empatizzare con essi, cosa che, personalmente, in un romanzo è una parte essenziale. Un personaggio può starmi anche antipatico, ma va benissimo così, perché vuol dire che l'autore è riuscito a renderlo reale e coerente, cosa che in questo libro  purtroppo manca. Una delle cause di questa mancanza di profondità è sicuramente da ritrovarsi nella scelta di scrivere il romanzo in prima persona, tecnica che è sempre un azzardo, e sono pochi gli autori in grado di scrivere una bella storia con questa tecnica. Il punto di vista della sola protagonista nel bene o nel male ci condiziona, facendo emergere solo una parte della storia e facendoci sentire la necessità di conoscere gli altri personaggi in modo più approfondito. 

L'unica nota positiva che mi sento di citare è la scrittura fluida ed elegante di O'Reilly, che sicuramente ha del talento. Spero di riuscire a leggere altro di suo in futuro, sperando di poter apprezzare molto di più la storia e i personaggi. 



A presto, Viandanti


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Benvenuti alla Locanda delle Storie Erranti, un rifugio ai margini del sentiero, dove i viandanti si fermano a scaldarsi e le storie trovano finalmente un posto dove riposare.
A tenere aperta la locanda ci sono io, Mario, ma potete chiamarmi Midori, un nome dal significato lungo quanto le strade percorse dalle storie che arrivano fin qui. Laureato in comunicazione, blogger per passione, lettore instancabile: raccolgo racconti come altri raccolgono legna, per tener vivo il fuoco dell’immaginazione.

Questa locanda non ha stanze numerate, ma scaffali polverosi e tavoli segnati dall’inchiostro. Qui si servono libri, film, serie TV e tutto ciò che nutre la fantasia e chiede di essere raccontato ancora una volta. Le storie errano, si incontrano, si trasformano, e talvolta restano.
Amo i gatti che si acciambellano vicino al camino, i volumi dimenticati, il silenzio carico di senso… e sto imparando, poco alla volta, ad apprezzare anche il brusio degli avventori (un’arte sottile, ancora in divenire).

Entrate, dunque.
Posate il mantello, accomodatevi. Lasciate che il legno scricchioli, che le parole circolino come vino speziato.
Se uscirete con il cuore un po’ più colmo di meraviglia, sarà merito delle storie erranti, e dell’inchiostro che continua a chiamarle a sé.

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